(una pagina un fotogramma una scena)

(una pagina un fotogramma una frase una parola un uomo una donna un bambino una scena un istante un ricordo)

domenica 26 giugno 2011

"Cecità" - Josè Saramago

Perchè siamo diventati ciechi, Non lo so, forse un giorno si arriverà a conoscerne la ragione, Vuoi che ti dica cosa penso, Parla, Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che, pur vedendo, non vedono.


Era dunque ben sveglio il primo cieco, e se altra prova fosse stata necessaria, c'era sempre quel biancore offuscante degli occhi che probabilmente soltanto il sonno rabbuiava, ma non si poteva esser certi neppure di questo, dal momento che nessunopoteva essere contemporaneamente addormentato e vigile. Ritenne il primo cieco di aver chiarito finalmente questo dubbio quando, all'improvviso, l'interno delle palpebre gli si fece buio, Mi sono addormentato, pensò, invece no, non si era addormentato, continuava a sentire la voce della moglie del medico, il ragazzino strabico tossì, allora fu colto da una gran paura, credette di essre passato da una cecità all'altra, che dopo aver vissuto nella cecità della luce adesso sarebbe vissuto nella cecità della tenebra, il terrore lo fece gemere, Cos'hai, gli domandò la moglie, e lui rispose stupidamente, senza aprire gli occhi, Sonon cieco, come se fosse l'ultima novità del mondo, lei lo abbracciò affettuosamente, Via, ciechi lo siamo tutti, non c'è niente da fare, Ho visto tutto buio, credevo di essermi addormentato, e invece no, sono sveglio, E' quel che dovresti fare, dormire, non pensarci. Irritato, con l'acida risposta già sulla punta della lingua, aprì gli occhi e vide. Vide e gridò, Vedo. Il primo fu ancora il grido dell'incredulità, ma col secondo, e col terzo, e con tutti gli altri, a poco a poco si rinsaldò l'evidenza, Vedo, vedo, come un pazzo abbracciò la moglie, poi corse dalla moglie del medico e abbracciò pure lei, la vedeva per la prima volta, ma sapeva chi era, e il medico, e la ragazza dagli occhiali scuri, e il vecchio dalla benda nera. La moglie del medico cominciò a piangere, avrebbe dovuto essere contenta e piangeva, come sono curiose le reazioni della gente, chiaro che era contenta, mio Dio, è talmente facile da capire, piangeva perchè di colpo le si era esaurita la resistenza mentale, era come una bimba appena nata e questo pianto era il suo primo e ancora inconsapevole vagito. Il cane delle lacrime le si avvicinò, questo cane sa sempre quando qualcuno ha assoluto bisogno di lui, perciò la moglie del medico gli si aggrappò, non perchè non volesse bene al marito, ma il quel momento fu talmente intensa la sua impressione di solitudine, talmente insopportabile da sembrarle che solo avrebbe potuto mitigarla quella strana sete con cui il cane beveva le sue lacrime.


(ilaria antoniani)

sabato 25 giugno 2011

"Sotto cieli noncuranti" - Benedetta Cibrario


Il mondo è fatto di dettagli. Noi siamo un agglomerato di dettagli.
Siamo una manciata di neve fresca che si scoglie al calore della mano.
Palline di mercurio, sensazioni imprecisate, trascuratezze, minuti evaporati. Mezze frasi a cui non si è prestata attenzione, facce di cui non si ricorda più l’espressione. Avvertimenti. Segnali. Intuizioni. Paure, premonizioni, fesserie, sogni che si infrangono e sogni che si avverano, siamo gli oggetti che intasano le nostre case, le memorie che si accavallano e perdono di senso, fuse come in un significato nuovo.
Siamo le disattenzioni. Le conseguenze. Le fortune immeritate. Le sventure.
Siamo addormentati sotto cieli noncuranti, cieli che sono ovunque benché la neve li nasconda allo sguardo, come a proteggerli dalle domande di fuoco che incendiano la testa.
Avrei soltanto voluto avere il tempo di spiegare a un bambino dalle ciglia scure che i semi di melagrana sono traslucidi e che i bottoni di madreperla un tempo sono stati conchiglie cullate dal mare.
E che non siamo capaci di volare. Non lo saremo mai.

Benedetta Cibrario

(ilaria antoniani)

venerdì 24 giugno 2011

"Questo lato della verità" - Dylan Thomas

Questo lato della verità,
Non puoi vederlo, figlio mio,
Re dei tuoi occhi azzurri nel paese
Dell'accecante gioventù,
Che ogni cosa è annientata,
Sotto i cieli noncuranti,
D'innocenza e di colpa
Prima che tu ti accinga
A un gesto del cuore o della mente,
Esso è colto e disperso
Nel buio turbinante
Come la polvere dei morti.

Dylan Thomas Questo lato della verità

This side of the truth,
You may not see, my son,
King of your blue eyes
In the blinding country of youth,
That all is undone,
Under the unminding skies,
Of innocence and guilt
Before you move to make
One gesture of the heart or head,
Is gathered and spilt
Into the winding dark
Like the dust of the dead.

Dylan Thomas

(ilaria antoniani)

giovedì 23 giugno 2011

"Ti amo come se mangiassi il pane" - Nazim Hikmet



Ti amo come se mangiassi il pane
spruzzandolo di sale
come se alzandomi la notte bruciante di febbre
bevessi l'acqua con le labbra sul rubinetto
ti amo come guardo il pesante sacco della posta
non so che cosa contenga e da chi pieno di gioia
pieno di sospetto agitato
ti amo come se sorvolassi il mare per la prima volta in aereo
ti amo come qualche cosa che si muove in me quando il
crepuscolo scende su Istanbul poco a poco
ti amo come se dicessi Dio sia lodato son vivo.

Nazim Hikmet

(ilaria antoniani)