Storie
(una pagina un fotogramma una scena)
(una pagina un fotogramma una frase una parola un uomo una donna un bambino una scena un istante un ricordo)
domenica 23 marzo 2014
domenica 2 febbraio 2014
Mattatoio n.5 - Kurt Vonnegut
Era gente spregevole quella di Sodoma e Gomorra, come tutti sanno. Il mondo stava meglio senza di loro.
E alla moglie di Lot, naturalmente, fu detto di non voltarsi indietro a guardare il luogo dove prima c'era tutta quella gente con le sue case. Lei invece si voltò e per questo io le voglio bene: perchè fu un gesto profondamente umano.
Così fu trasformata in un pilastro di sale.
Così va la vita. La gente non dovrebbe mai voltarsi indietro. Sicuramente, io non lo farò più.
Ora ho finito il mio libro sulla guerra.
Il prossimo che scriverò sarà divertente. Questo è un disastro, e non poteva essere altrimenti poichè è stato scritto da un pilastro di sale.
Allora capii. Era la guerra a farle così rabbia. Non voleva che i suoi bambini o i bambini di chiunque altro si facessero ammazzare in guerra.
"Le dirò una cosa" feci. "Lo intitolerò La crociata dei bambini"
Mattatoio n. 5
Kurt Vonnegut
venerdì 24 gennaio 2014
"Acqua minerale" - Achille Campanile
La scena rappresenta un bar all’aperto, un tavolo al quale sono seduti l’Uomo e la Donna, di fianco il Cameriere prende le ordinazioni.
Cameriere: – Acqua minerale?
Uomo: – Naturale
Cameriere: – (scrive) Acqua naturale.
Uomo: – Ho detto minerale.
Cameriere: – No, veramente, mi scusi, lei ha detto naturale.
Uomo: – Intendevo naturale acqua minerale, non le sembra naturale che io beva acqua minerale?
Cameriere: – Certamente, certamente, mi scusi, no perchè io credevo che il naturale si riferisse all’acqua!
Uomo: – No! Si riferiva al minerale, vuole che un tipo come me beva acqua naturale? Io bevo acqua minerale.
Cameriere: – Naturale.
Uomo: – Minerale.
Cameriere: – Guardi ho capito eh! Io ho scritto minerale.
Uomo: – No, no lei ha scritto naturale, ho sentito con le mie orecchie.
Cameriere: – No guardi io ho detto naturale, è vero, ma ho scritto minerale.
Uomo: – Perchè ha detto naturale se scriveva minerale scusi….
Cameriere: – Perchè riconoscevo più che naturale che una persona come lei bevesse acqua minerale e non acqua naturale.
Donna: – Ma per favore mi fate girar la testa…
Uomo: – No, no, scusa cara permetti, io voglio andare in fondo a questa faccenda perchè nessuno deve prendermi in giro. E se io avessi voluto acqua naturale e lei avesse scritto naturale, avrebbe detto minerale?
Cameriere: – Che c’entra, naturale nel suo caso significava minerale, mentre minerale in nessun caso può significare naturale.
Uomo: – Perchè l’acqua minerale secondo lei non è naturale?
Cameriere: – No, no c’è acqua minerale naturale e acqua minerale artificiale, che però non è il nostro caso, perchè da noi l’acqua è tutta naturale.
Uomo: – L’acqua minerale!
Cameriere: – L’acqua minerale naturale è naturale.
Uomo: – E l’acqua naturale?
Cameriere: – L’acqua naturale è sempre e soltanto naturale, cioè non esiste acqua naturale artificiale che io sappia.
Uomo: – Chi lo sa, oggigiorno non c’è da fidarsi nemmeno dell’acqua naturale.
Donna: – Io poi vorrei sapere come fa a dire naturale mentre scrive minerale.
Cameriere: – E’ una questione di abitudine signora, vede, in un locale come il nostro, è tanta l’abitudine di sentirsi ordinare acqua minerale che la mano scrive automaticamente la parola.
Uomo: – Naturale.
Cameriere: – No, la parola minerale.
Uomo: – Ho capito, ho capito, dico che è naturale che scriva minerale, anche se dice naturale, ma mi dica, se io voglio acqua naturale lei scrive naturale?
Cameriere: – Naturale
Uomo: – Se io voglio acqua minerale lei scrive minerale.
Cameriere: – Naturale.
Uomo: – Ma insomma lei scrive sempre naturale?
Cameriere: – Ma no, no, naturale che volevo dire che scrivo minerale.
Uomo: – Allora, lei scrive sempre minerale, sia che dica minerale sia che dica naturale, e dice sempre naturale sia che scriva naturale sia che scriva minerale
Cameriere: – Senta guardi, io non lo so, … io ci penserò e glielo scriverò va bene!……. Anche per la signora acqua minerale?
Donna: – Naturale.
Cameriere: – Acqua minerale!
Donna: – Ho detto naturale.
Cameriere: – Ahi! Mi scusi signora, io credevo che intendesse come il signore, naturale acqua minerale.
Donna: – Ma niente affatto, questo vostro primo naturale è di troppo, perchè in questo caso avrei detto naturale, naturale.
Cameriere: – Come ha detto scusi?
Donna: – E già, perchè lei non ha detto naturale ma minerale, quindi il mio naturale non confermava ma rettificava, mentre nel caso del signore non rettificava ma confermava; insomma nel caso del signore indicava una qualità dell’acqua diversa da quella da lei indicata.
Cameriere: – Ma cara signora, come potevo immaginare che il suo naturale era diverso da quello del signore.
Donna: – Attenendosi alla lettera, naturale significa naturale e basta.
Cameriere: – Appunto, può significare tanto acqua naturale, quanto acqua minerale.
Donna: – Ma per niente affatto, il mio naturale significa soltanto acqua naturale. E non naturale acqua minerale. E non insista, altrimenti reclamo con il proprietario e la faccio licenziare.
Cameriere: – Eh! Ma signora la prego, ho famiglia io sa! Ho anche un figlio…
Uomo: – Legittimo?
Cameriere: – Naturale.
Uomo: – E non può legittimarlo?
Cameriere: – Scusi ma perchè dovrei legittimarlo se è già legittimo!
Uomo: – Ha detto che è naturale
Cameriere: – No invece è legittimo, no perchè scusi non le sembra naturale che io abbia un figlio legittimo?
Uomo: – Certo, certo, è naturale.
Cameriere: – Ma le dico che è legittimo!
Uomo: – Ho capito, del resto non mi vorrà dire che un figlio legittimo è innaturale. Anch’esso è in normale prodotto della natura, una creatura come tutte le altre, insomma non è contro natura.
Cameriere: – Senta guardi comunque mio figlio è legittimo, va bene? E non mi piace che si dica che è naturale.
Uomo: – E’ naturale!
Cameriere: – Ma vede che vuole provocarmi, scusi le dico che è legittimo!
Uomo: – Ho capito!
Cameriere: – Ma allora perchè dice che è naturale?
Uomo: – Perchè è naturale che non lo si dica naturale se è legittimo, eh! La capisco sa? Anch’io ha un figlio.
Cameriere: – Legittimo?
Uomo: – Naturale
Cameriere: – Oh! E allora anche lei pretenderà che lo si dica legittimo e non naturale.
Uomo: – Ma se le dico che è naturale.
Cameriere: – Mi scusi, mi scusi, ma io credevo che intendesse come me, naturale è legittimo.
Uomo: – Purtroppo no, intendevo è naturale non è legittimo, ma il mio più grande desiderio è di legittimarlo.
Cameriere: – E’ legittimo!
Uomo: – No è naturale.
Cameriere: – Ho capito! Dico che è legittimo il suo desiderio di legittimarlo è legittimo e naturale.
Uomo: – Se è naturale non è legittimo, se è legittimo non è naturale.
Cameriere: – Chi?
Uomo: – Il figlio, non può essere nello stesso tempo legittimo e naturale.
Cameriere: – Ma no, io intendevo il desiderio che può essere contemporaneamente legittimo e naturale, ma non solo è naturale che sia legittimo, ma è legittimo che sia naturale.
Uomo: – Ma mio figlio è soltanto naturale per la crudeltà di una legge antiquata e per la malvagità di una donna che mi ha rovinato l’esistenza…. e impedisce la legittimazione per pura cattiveria avendo la legge dalla sua e servendosene come strumento di male, sapeste, sapeste quante ve ne sono che si servono della legge per ricattare, per commettere azioni infami….. poveri innocenti ragazzi…. povero figlio mio!
Cameriere: – E beve acqua minerale?
Uomo: – Chi?
Cameriere: – Suo figlio!
Uomo: – Naturale
Cameriere: – E’ naturale che beva acqua minerale? O beve o beve acqua naturale o è naturale perchè non è legittimo? Uomo: – Come?
Cameriere: – Voglio dire, suo figlio è naturale e beve acqua minerale, è legittimo e beve acqua naturale, o è legittimo e beve acqua minerale?
Uomo: – No! No! Mio figlio è minerale e beve acqua legittima!
Uomo: – Naturale
Cameriere: – (scrive) Acqua naturale.
Uomo: – Ho detto minerale.
Cameriere: – No, veramente, mi scusi, lei ha detto naturale.
Uomo: – Intendevo naturale acqua minerale, non le sembra naturale che io beva acqua minerale?
Cameriere: – Certamente, certamente, mi scusi, no perchè io credevo che il naturale si riferisse all’acqua!
Uomo: – No! Si riferiva al minerale, vuole che un tipo come me beva acqua naturale? Io bevo acqua minerale.
Cameriere: – Naturale.
Uomo: – Minerale.
Cameriere: – Guardi ho capito eh! Io ho scritto minerale.
Uomo: – No, no lei ha scritto naturale, ho sentito con le mie orecchie.
Cameriere: – No guardi io ho detto naturale, è vero, ma ho scritto minerale.
Uomo: – Perchè ha detto naturale se scriveva minerale scusi….
Cameriere: – Perchè riconoscevo più che naturale che una persona come lei bevesse acqua minerale e non acqua naturale.
Donna: – Ma per favore mi fate girar la testa…
Uomo: – No, no, scusa cara permetti, io voglio andare in fondo a questa faccenda perchè nessuno deve prendermi in giro. E se io avessi voluto acqua naturale e lei avesse scritto naturale, avrebbe detto minerale?
Cameriere: – Che c’entra, naturale nel suo caso significava minerale, mentre minerale in nessun caso può significare naturale.
Uomo: – Perchè l’acqua minerale secondo lei non è naturale?
Cameriere: – No, no c’è acqua minerale naturale e acqua minerale artificiale, che però non è il nostro caso, perchè da noi l’acqua è tutta naturale.
Uomo: – L’acqua minerale!
Cameriere: – L’acqua minerale naturale è naturale.
Uomo: – E l’acqua naturale?
Cameriere: – L’acqua naturale è sempre e soltanto naturale, cioè non esiste acqua naturale artificiale che io sappia.
Uomo: – Chi lo sa, oggigiorno non c’è da fidarsi nemmeno dell’acqua naturale.
Donna: – Io poi vorrei sapere come fa a dire naturale mentre scrive minerale.
Cameriere: – E’ una questione di abitudine signora, vede, in un locale come il nostro, è tanta l’abitudine di sentirsi ordinare acqua minerale che la mano scrive automaticamente la parola.
Uomo: – Naturale.
Cameriere: – No, la parola minerale.
Uomo: – Ho capito, ho capito, dico che è naturale che scriva minerale, anche se dice naturale, ma mi dica, se io voglio acqua naturale lei scrive naturale?
Cameriere: – Naturale
Uomo: – Se io voglio acqua minerale lei scrive minerale.
Cameriere: – Naturale.
Uomo: – Ma insomma lei scrive sempre naturale?
Cameriere: – Ma no, no, naturale che volevo dire che scrivo minerale.
Uomo: – Allora, lei scrive sempre minerale, sia che dica minerale sia che dica naturale, e dice sempre naturale sia che scriva naturale sia che scriva minerale
Cameriere: – Senta guardi, io non lo so, … io ci penserò e glielo scriverò va bene!……. Anche per la signora acqua minerale?
Donna: – Naturale.
Cameriere: – Acqua minerale!
Donna: – Ho detto naturale.
Cameriere: – Ahi! Mi scusi signora, io credevo che intendesse come il signore, naturale acqua minerale.
Donna: – Ma niente affatto, questo vostro primo naturale è di troppo, perchè in questo caso avrei detto naturale, naturale.
Cameriere: – Come ha detto scusi?
Donna: – E già, perchè lei non ha detto naturale ma minerale, quindi il mio naturale non confermava ma rettificava, mentre nel caso del signore non rettificava ma confermava; insomma nel caso del signore indicava una qualità dell’acqua diversa da quella da lei indicata.
Cameriere: – Ma cara signora, come potevo immaginare che il suo naturale era diverso da quello del signore.
Donna: – Attenendosi alla lettera, naturale significa naturale e basta.
Cameriere: – Appunto, può significare tanto acqua naturale, quanto acqua minerale.
Donna: – Ma per niente affatto, il mio naturale significa soltanto acqua naturale. E non naturale acqua minerale. E non insista, altrimenti reclamo con il proprietario e la faccio licenziare.
Cameriere: – Eh! Ma signora la prego, ho famiglia io sa! Ho anche un figlio…
Uomo: – Legittimo?
Cameriere: – Naturale.
Uomo: – E non può legittimarlo?
Cameriere: – Scusi ma perchè dovrei legittimarlo se è già legittimo!
Uomo: – Ha detto che è naturale
Cameriere: – No invece è legittimo, no perchè scusi non le sembra naturale che io abbia un figlio legittimo?
Uomo: – Certo, certo, è naturale.
Cameriere: – Ma le dico che è legittimo!
Uomo: – Ho capito, del resto non mi vorrà dire che un figlio legittimo è innaturale. Anch’esso è in normale prodotto della natura, una creatura come tutte le altre, insomma non è contro natura.
Cameriere: – Senta guardi comunque mio figlio è legittimo, va bene? E non mi piace che si dica che è naturale.
Uomo: – E’ naturale!
Cameriere: – Ma vede che vuole provocarmi, scusi le dico che è legittimo!
Uomo: – Ho capito!
Cameriere: – Ma allora perchè dice che è naturale?
Uomo: – Perchè è naturale che non lo si dica naturale se è legittimo, eh! La capisco sa? Anch’io ha un figlio.
Cameriere: – Legittimo?
Uomo: – Naturale
Cameriere: – Oh! E allora anche lei pretenderà che lo si dica legittimo e non naturale.
Uomo: – Ma se le dico che è naturale.
Cameriere: – Mi scusi, mi scusi, ma io credevo che intendesse come me, naturale è legittimo.
Uomo: – Purtroppo no, intendevo è naturale non è legittimo, ma il mio più grande desiderio è di legittimarlo.
Cameriere: – E’ legittimo!
Uomo: – No è naturale.
Cameriere: – Ho capito! Dico che è legittimo il suo desiderio di legittimarlo è legittimo e naturale.
Uomo: – Se è naturale non è legittimo, se è legittimo non è naturale.
Cameriere: – Chi?
Uomo: – Il figlio, non può essere nello stesso tempo legittimo e naturale.
Cameriere: – Ma no, io intendevo il desiderio che può essere contemporaneamente legittimo e naturale, ma non solo è naturale che sia legittimo, ma è legittimo che sia naturale.
Uomo: – Ma mio figlio è soltanto naturale per la crudeltà di una legge antiquata e per la malvagità di una donna che mi ha rovinato l’esistenza…. e impedisce la legittimazione per pura cattiveria avendo la legge dalla sua e servendosene come strumento di male, sapeste, sapeste quante ve ne sono che si servono della legge per ricattare, per commettere azioni infami….. poveri innocenti ragazzi…. povero figlio mio!
Cameriere: – E beve acqua minerale?
Uomo: – Chi?
Cameriere: – Suo figlio!
Uomo: – Naturale
Cameriere: – E’ naturale che beva acqua minerale? O beve o beve acqua naturale o è naturale perchè non è legittimo? Uomo: – Come?
Cameriere: – Voglio dire, suo figlio è naturale e beve acqua minerale, è legittimo e beve acqua naturale, o è legittimo e beve acqua minerale?
Uomo: – No! No! Mio figlio è minerale e beve acqua legittima!
domenica 5 gennaio 2014
"In quell'istante, sul metrò affollato" - Titos Patrikios
sabato 2 novembre 2013
"Le farfalle ballano" - Pablo Neruda
Le farfalle ballano
velocemente
un ballo
rosso
nero
arancione
verde
azzurro
bianco
granata
giallo
violetto
nell'aria
nei fiori
nel nulla
sempre volanti
consecutive
e remote.
PABLO NERUDA
domenica 8 settembre 2013
"Una canzone laggiù..." - Tu Fu
"Una canzone laggiù"
Una canzone laggiù...
E' un mendicante.
Se lui canta,
quel vecchio
che non ha mai posseduto nulla,
perchè piangi tu
che hai così bei ricordi?
domenica 11 agosto 2013
"Primo amore"
"Primo amore"
di Matteo Garrone
(2004)
"La testa sempre insieme col corpo. Togliere tutto, bruciare tutto, fondere le ceneri. Alla fine resta solo quello che conta veramente."
"La testa sempre insieme col corpo. Togliere tutto, bruciare tutto, fondere le ceneri. Alla fine resta solo quello che conta veramente."
La storia narrata in "Primo amore", di Matteo Garrone, è liberamente ispirata al libro "Il cacciatore di anoressiche" di Mario Mariolini. Volendo evitare di pensare alla vera storia di Mariolini ed alla sua giovane vittima, si riesce a godere della bellezza acerba del film. Vittorio, piccolo imprenditore vicentino - nell'ambito della produzione orafa - incontra Sonia attraverso un
annuncio per cuori solitari. I due iniziano a conoscersi ed a
frequentarsi. Vittorio segue, intanto, un percorso di psicoterapia in quanto attratto soltanto da giovani
magre, anzi magrissime, fino all'eccesso. La storia continua anche
perché Sonia, soggiogata, accetta di diminuire il suo peso: lo fa come atto d'amore, ignorando - o non riuscendo a comprendere - la drammaticità dell'ossessione di Vittorio.
All'inizio quella di Sonia sembra una scelta consapevole ma, a
lungo andare, la sua decisione si trasforma in un incubo.
martedì 6 agosto 2013
"In treatment" (versione americana)
In treatment
(terza stagione, prima puntata)
In Treatment è una serie televisiva, incentrata sulla figura di uno psicoterapeuta. Forse non è davvero psicanalisi quella di cui si parla ma la serie, d'altro canto, è assolutamente innovativa. La versione distribuita negli Stati Uniti ha come protagonista l'analista Paul Weston, interpretato da Gabriel Byrne; nella versione italiana il ruolo è ricoperto da Sergio Castellitto. L'opera si ispira liberamente alla serie israeliana BeTipul, creata dal regista Hagai Levi.
Nella prima stagione Paul dovrà affrontare nella seduta del lunedì Laura, innamorata di lui; il martedì il paziente è Alex, giovane pilota di caccia in crisi dopo aver sganciato una bomba su una scuola islamica in Iraq; il mercoledì Paul deve verificare la salute mentale della giovane atleta Sophie, in seguito a quello che sembra un tentativo di suicidio; il giovedì, invece, sedute di terapia di coppia con Amy e Jake. Il venerdì Paul diventa invece paziente, sottoponendosi a sedute con la sua vecchia amica e terapeuta Gina. Sullo sfondo delle sedute, Paul si ritrova ad affrontare una difficile situazione familiare, in particolare con la moglie, Kate.
sabato 3 agosto 2013
"Love story"
"Love story"
(1970)
"Che cosa si può dire di una ragazza morta a venticinque anni? Che era bella? Che era intelligente? Che amava Mozart e Bach. Ah, e i Beatles. E me."
"Non credo che esista sul serio un mondo migliore di questo. Dopotutto che c'è di più bello di Mozart, o di Bach. O di te"
"Quando le nostre anime si ergono possenti e diritte
faccia a faccia, silenziose
avvicinandosi quasi a toccarsi
finché le lunghe ali divampano e si incendiano sulle due ricurve punte
quale male amaro riuscirà chiunque a farci
sì da impedirci di essere felici?
e i sospiri loro faranno cadere orbite dorate di perfette canzoni
nel nostro profondo silenzio.
Facci continuare a stare sulla tera, Beneamato,
dove gli incongrui e avversi umori degli uomini
respingono lontano e isolano i puri spiriti
e permettono un posto dove stare e amare per un giorno
con intorno le tenebre
nell'ora della morte."
"Io ti offro la mia mano,
io ti offro il mio amore più prezioso del denaro,
io ti offro me stesso
e in luogo di prediche e di leggi
vuoi tu darmi te stessa?
Vuoi camminare con me?
Vuoi che restiamo uniti finché avremo vita?"
venerdì 2 agosto 2013
"Fontamara"
"Fontamara"
« In capo a tutti c'è Dio, padrone del cielo.
Questo ognuno lo sa.
Poi viene il principe di Torlonia, padrone della terra.
Poi vengono le guardie del principe.
Poi vengono i cani delle guardie del principe.
Poi, nulla.
Poi, ancora nulla.
Poi, ancora nulla.
Poi vengono i cafoni.
E si può dire ch'è finito. »
(Fontamara, Ignazio Silone)
Questo ognuno lo sa.
Poi viene il principe di Torlonia, padrone della terra.
Poi vengono le guardie del principe.
Poi vengono i cani delle guardie del principe.
Poi, nulla.
Poi, ancora nulla.
Poi, ancora nulla.
Poi vengono i cafoni.
E si può dire ch'è finito. »
(Fontamara, Ignazio Silone)
Fontamara è un film del 1977 diretto dal regista Carlo Lizzani. E' basato, in maniera piuttosto fedele, sull'omonimo romanzo di Ignazio Silone ed è interpretato da un giovane Michele Placido nel ruolo di Berardo Viola. Gran parte dei dialoghi si svolgono in dialetto marsicano.
Estate 1927: i contadini - i "cafoni" - della Marsica vivono di stenti coltivando per i padroni la terra pingue del Fucino e per sé le pietraie del monte. Privati, con la frode, dell'acqua (la famosa questione: i tre quarti dell'acqua andranno a noi e i tre quarti del'acqua che rimane ai fontamaresi), si ribellano ma dovranno scontrarsi con i picchiatori fascisti. A subirne le conseguenze saranno soprattutto le donne. Il protagonista e capo della protesta, Berardo Viola, emigrato a Roma, è arrestato e massacrato in carcere. Il fim è svelto, nitido, corposo. Lizzani riesce a rievocare con pensosa malinconia un mondo contadino in cui si riflette l'irrisolta questione della nazione italiana, lo squilibrio tra Nord e Sud, tra sviluppo e progresso. Una delle migliori interpretazioni di Placido.
(Michele Placido e Antonella Murgia)
martedì 23 luglio 2013
"Tolgo il disturbo"
"Tolgo il disturbo"
Regia di Dino Risi (1990)
Un ex direttore di banca (Vittorio Gassman) torna dopo diciotto anni di manicomio nella sua bella casa romana, dove tutti gli sono estranei, tranne la nipotina di nove anni. Attraverso la loro storia, Dino Risi - che ha scritto il film con Enrico Oldini e Bernardino Zapponi - elogia la fantasia, il non conformismo, i sentimenti estremi. Diseguale nell'impianto narrativo, forse non si tratta di un film riuscito ma lo riscatta - oltre alla presenza di Gassman - il malinconico epilogo a Stresa, sul Lago Maggiore, con il dialogo di ricordi tra il vecchio e la piccola. "Nonno, non morire ti prego", è la frase che più rimane impressa nella mente delo spettatore. Al termine di una colazione assieme, Augusto accetta finalmente la sua condizione e torna alla sua solitudine, allontanandosi sulle note del Valzer dei pattinatori.
domenica 21 luglio 2013
"La ragazza di Bube"
"La ragazza di Bube"
Regia Luigi Comencini
"Quando due sono fidanzati è la donna che deve tenere indietro l'uomo,
se non dove va a finire la poesia dell'amore?"
Bellissima storia di Mara, ragazza toscana che diventa donna sacrificando molti anni della sua vita per Bube, un ex partigiano condannato a quattordici anni di carcere per omicidio. Dall'omonimo romanzo (1960, premio Strega) di Carlo Cassola, il film ne è una riduzione fedele. Mara è "la prima apparizione umana positiva di grande statura della nuova narrativa italiana" (Italo Calvino). Nel film gli altri personaggi sono quasi al buio, così com'è sfocato lo sfondo storico. Pur non parlando da toscana, Claudia Cardinale, finalmente non doppiata, è credibile, docile, tenera. Mara e Bube, splendidi nel bellissimo bianco e nero di Gianni di Venanzo (1920-66).
"Mimì metallurgico ferito nell'onore"
"Mimì metallurgico ferito nell'onore"
Regia Lina WertmÜller
Regia Lina WertmÜller
(scena litigio Giancarlo Giannini Agostina Belli)
Mimì, operaio siciliano di sinistra, viene licenziato a causa delle sue idee politiche. Costretto ad emigrare al nord, a Torino, per cercare un nuovo impiego, l'uomo lascia la moglie Rosaria. Giunto a Torino, Mimì trova lavoro come edile presso l'Associazione Fratelli Siciliani, che gli offre anche una sistemazione. Ben presto, però, Mimì capisce che l'associazione assistenziale è solo una facciata per coprire una serie di attività illecite della mafia. Dopo un attimo di titubanza, Mimì approfitta della situazione e fa carriera, grazie alla protezione
mafiosa, in un'industria metallurgica. Nel frattempo si trova anche un'amante: Fiore, dalla quale ha un figlio. Quando però ritorna a Catania, con tanto di amante al seguito, Mimì scopre che sua moglie aspetta un figlio da un brigadiere della finanza. Deciso a vendicarsi Mimì seduce a sua volta la moglie del brigadiere e la mette incinta. Dopo che Mimì ha rivelato la verità al brigadiere, un sicario della mafia si mette in mezzo e per paura che l'uomo abbia una reazione contro Mimì, lo uccide. Mimì passa poco tempo in prigione finché la mafia lo fa scarcerare. All'uscita di prigione, diventa galoppino elettorale di un noto esponente mafioso. Si ritrova la moglie e l'amante con i rispettivi figli. Ma un giorno Fiore, l'unica che lo amava davvero, disillusa dalla situazione, lo abbandona.
mafiosa, in un'industria metallurgica. Nel frattempo si trova anche un'amante: Fiore, dalla quale ha un figlio. Quando però ritorna a Catania, con tanto di amante al seguito, Mimì scopre che sua moglie aspetta un figlio da un brigadiere della finanza. Deciso a vendicarsi Mimì seduce a sua volta la moglie del brigadiere e la mette incinta. Dopo che Mimì ha rivelato la verità al brigadiere, un sicario della mafia si mette in mezzo e per paura che l'uomo abbia una reazione contro Mimì, lo uccide. Mimì passa poco tempo in prigione finché la mafia lo fa scarcerare. All'uscita di prigione, diventa galoppino elettorale di un noto esponente mafioso. Si ritrova la moglie e l'amante con i rispettivi figli. Ma un giorno Fiore, l'unica che lo amava davvero, disillusa dalla situazione, lo abbandona.
sabato 6 luglio 2013
"Il pranzo di Babette"
Tratto da un racconto di Karen Blixen e Oscar per il miglior film straniero, Il pranzo di Babette è un film che rinfranca i sensi e il cuore ma, al tempo stesso e a differenza di molti film sul cibo, non è una storia voluttuosa. È gioioso, a tratti divertente, e in più fa compiere una sorta di cammino, quasi un’ascesi. Perché l'obiettivo del pranzo di Babette non è semplicemente la gratificazione dei sensi fine a sé stessa. Dietro la storia apparentemente semplice del film c’è una sorta di favola (o parabola) sulla fede e la vita. Una voce narrante ci presenta una coppia di anziane sorelle, figlie di un pastore protestante, ora defunto, sulla costa dello Jutland in Danimarca, i cui nomi sono Martina (Birgitte Federspiel) e Filippa (Bodil Kjer) – “seguaci di Martin Lutero e del suo amico, Filippo Melantone”. Queste pie sorelle conducono una vita tranquilla di servizio tra i rimanenti fedeli del padre defunto, una manciata di vecchi di un piccolo villaggio sulla costa, che è allo stesso tempo quasi una comunità religiosa. Nella loro gioventù, sia Martina che Filippa erano state corteggiate, ma con la prospettiva di doversi allontanare dal loro padre e dalla sua missione.
Queste avances, con grande dolore dei pretendenti, sono sempre state respinte (in realtà accettare non era neanche in discussione). Nel flashback vediamo le sorelle nel fiore della giovinezza che vivono col padre: Martina è bella, ma così inaccessibile che un galante ufficiale di cavalleria che si innamora di lei realizza subito, senza che lei dica una parola, che non la potrà mai conquistare. Filippa, ha una grande voce e accetta lezioni di canto (il canto è il modo migliore per glorificare Dio) da un famoso cantante d'opera francese, Achille Papin. Ma la sua formazione arriva a un punto (nel corso di un duetto dal “Don Giovanni”), nel quale i testi acquistano rilevanza personale: Papin canta l'invito di Don Giovanni a Zerlina. Alla fine del pezzo Zerlina (pur avendo “paura della sua gioia”) cede; Filippa invece non può, e allontana Papin (o meglio, manda il padre a farlo). In un certo senso, Martina e Filippa vivono come suore, consacrate alla verginità e alla vita religiosa, ma come senza rendersi conto neanche di ciò cui hanno rinunciato. In più, dopo la morte del pastore, vecchi litigi hanno cominciato a ricomparire nella comunità e anche gli sforzi delle sorelle non sembrano più bastare. Pur nel tentativo di recuperare o conservare la purezza originaria da cui nacque, sottili divisioni tendono a distruggere la comunità. La storia si ripete: il padre di Martina e Filippa ha lasciato la chiesa della sua gioventù per fondare una nuova setta, dedicata (come i nomi delle sue figlie suggeriscono) a recuperare i principi della Riforma. Mentre viveva, il padre carismatico di Martina e Filippa è stato in grado di tenere insieme il gregge, la sua personalità era al centro della loro vita comunitaria e religiosa che, non avendo né liturgia né sacramenti, è stata incentrata sulla predicazione, e pertanto sul pastore. Senza di lui, la religione della piccola comunità è diventata astratta e remota, una serie di fragili regole, piuttosto che una fede vissuta. In questa situazione arriva una figura inaspettata: Babette (Stéphane Audran), rifugiata dalla violenza rivoluzionaria della Comune di Parigi del 1871. Babette reca una lettera di presentazione di Monsieur Papin che fa appello al buon cuore delle sorelle, chiedendo per lei solo una camera e la possibilità di servirle. Martina e Filippa non credono, naturalmente, che loro o la loro comunità potrebbero avere bisogno di Babette. Dopo tutto, lei è francese, presumibilmente cattolica (“papista”, come il padre delle sorelle aveva chiamato Papin), per loro praticamente una pagana. Cosa mai potrà venire di buono da lei? Le pie sorelle vivono per servire, ma ignorano tutto dell’essere serviti.
Ciò nonostante la francese si insedia e viene apprezzata da tutti. Dopo anni, Babette vuole preparare una festa per la piccola comunità, in occasione del compleanno del defunto padre delle sorelle. Martina e Filippa inizialmente acconsentono ai piani della cuoca, ma il consenso si trasforma in allarme quando cominciano a comprendere la portata dei suoi piani. Che sorta di dissolutezza peccaminosa sta portando la donna? Ancora una volta, le sorelle hanno paura di troppa gioia. La festa è insieme un pasto e anche (in un modo che le sorelle non possono cogliere), un sacrificio (Babette ha speso tutto quel che aveva per preparare il pranzo) che ottiene un imprevisto effetto. Martina, Filippa e gli altri si siedono al tavolo determinati a non farsi prendere dalle gioie del cibo, ma il pasto opera sottilmente su di loro in modo inaspettato.
Alcuni rimpiangono il compianto fondatore, rendendo il pasto un memoriale, altri fanno ammenda delle loro colpe; un ospite casuale, che non è a conoscenza della presenza di Babette tra gli abitanti del villaggio, percepisce la qualità del pranzo e la mano dietro di essa, (se non è esagerato il paragone, proprio come i discepoli sulla strada di Emmaus hanno riconosciuto Gesù da come ha dato loro il pane). Per questo, potremmo dire che Il pranzo di Babette è la pacata celebrazione di una Grazia che viene incontro ad ogni momento e riscatta gli errori, i sacrifici e le sconfitte. E qualunque cosa sia stata abbandonata o persa, viene restituita in sovrabbondanza.
Beppe Musicco
(da: www.sentieridelcinema.it)
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